Decidere è tagliare o legare?

Dire Sì, e quindi anche No, “decidere chiaramente”: vi sembra un principio universale? Non è così.

Fare un passo di lato, prendendo il camino del cinese antico aiuta a capire cosa rappresenta la decisione per noi – e non per un altro. Permette così di anticipare situazioni che altrimenti potrebbero diventare ingestibili.

Nella lingua cinese antico, il No non esiste nel senso in cui lo intendiamo noi. Nemmeno il Sì. L’espressione che più si avvicina, senza però coincidere, è “è corretto”.

 

Questo tipo di ‘’decisione’’ si basa su una visione e un rapporto con il mondo diversi dai nostri.

Per loro, il mondo è flusso: si tratta innanzitutto di andare con il flusso, di non interromperlo, quindi di non tagliare. Il mondo è fatto di legami, è tessuto di relazioni: è questo ciò che conta. Per noi europei, invece, il mondo è innanzitutto composto da entità individuali e decisionali.

 

Dire No significherebbe tagliare netto. Ma tagliare netto significa recidere legami. Tuttavia, tutto è collegato. Le cose si muovono insieme, in modo solidale. Sono in movimento. Tagliare dentro un flusso? Impossibile.

Non esiste quindi una “decisione” nel senso in cui la intendiamo noi; esiste un flusso, o un ciclo, in cui si è coinvolti. La molteplicità delle interazioni che una decisione comporta è tale da renderne impossibile la piena comprensione.

Per noi Europei, tagliare, recidere, rompere, rinunciare: tutto questo significa decidere. Ma significa anche tagliarsi fuori da altre possibilità che non potranno emergere. E anche tagliarsi del flusso?

 

Tagliare è un approccio individualista.

“Decido di” ‘’Je décide de’’. Nella lingua francese, il “je” è il soggetto che comanda il verbo, il quale a sua volta domina il complemento. Nell’antico cinese, non esiste il “je/io”, non c’è un soggetto individualista: l’accento è posto sull’avvio del movimento e sull’azione che viene provocata. L’azione emerge dal flusso dell’energia. La volontà individuale, così come la intendiamo noi, in realtà non esiste.

 

Come si dice No?

 Un rifiuto non si esprime con un No. Perché perdere la faccia e spezzare il legame? Il “No” è un “Sì” che si allontana. Quindi, improbabile. Ma non è tagliato netto. A volte potremmo anche sentire un Sì, ma non sarà il nostro Sì. È immerso nel flusso, quindi può diventare No in seguito.

Se si è costretti a dire No all’occidentale, occorrerà trovare uno stratagemma affinché il No possa essere recuperato. Se si spinge l’altro all’angolo, non si deve mai “distruggere” l’avversario -come nel gioco di Go, vs negli scacchi,- quindi dire No sarà detto Sì, per trovare una via d’uscita.

In realtà, c’è sempre un po’ di No nel Sì e un po’ di Sì nel No.

 

Noi tagliamo, certo, e il decisore è lì proprio per questo. Ma a quale prezzo?

Al contrario, noi tagliamo. Ricordate il Giudizio di Salomone. Per noi, decidere significa dire Sì o dire No, andare oppure non andare. Il più delle volte, ciò avviene in funzione di un futuro che immaginiamo diverso a seconda della decisione. Un futuro che, ovviamente, decidiamo noi.

La legge di non contraddizione di Aristotele: una cosa non può essere e non essere nello stesso tempo. È l’uno o l’altro, nella ricerca della Verità. È un principio base della scienza che si è sviluppato in Europa dal Cinquecento.

La decisione assume tutt’altro significato dove gli opposti non sono esclusivi, dove una cosa può essere così e anche diversamente, a seconda del punto di vista, della prospettiva, del momento. L’individuo deve accordarsi al flusso. I contrari possono coesistere.

Il nostro modo di decidere non trascura forse l’implicazione dell’altro e del collettivo?
Non perdiamo forse di vista quella parte di No che è presente nel Sì, e che può riemergere in seguito?

 

Infine, in un ambiente incerto e in continuo cambiamento come il nostro, dove il grigio prevale sul bianco o sul nero, non sarebbe forse più fruttuoso poter decidere anche qualche volta senza tagliare nettamente, ma seguendo il flusso? Insieme?

 

Copyright Marie Elisabeth Boury 2012 e 2025.
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Estratto rivisto dal vecchio blog “Il mondo cinese e io” di MEB

Nicolas Poussin, Il Giudizio di Salomone